fbpx

Analisi bioenergetica

L’analisi bioenergetica è una psicoterapia cosiddetta a mediazione corporea che nasce negli Stati Uniti a partire dagli anni 50 con Alexander Lowen. Si sviluppa come estensione di concetti che aveva già teorizzato Reich, medico austriaco e allievo di Freud, intorno agli anni 30.

 

 

 

Lowen nasce a New York nel 1910 e muore nel 2008. Si laurea in medicina a Ginevra e prima ancora di divenire psichiatra e psicoterapeuta, racconta (anni ’40) la sua esperienza come allievo di Reich. Afferma di essere rimasto molto colpito dal concetto d’identità funzionale tra la psiche di una persona e il suo atteggiamento corporeo.

 

 

 

Quest’idea, che rimanda all’importanza di considerare la mente e il corpo come strettamente connessi, diventerà il concetto cardine dell’analisi bioenergetica.

 

 

 

Ma vediamo come Reich è arrivato a teorizzare questo stretto legame fra la mente e il corpo.

 

Dobbiamo fare un passo indietro ovvero a Freud, nell’ambito degli Studi sull’isteria (fine 800). All’interno di questo testo egli introduce un concetto molto importante ovvero quello di resistenza. La descrive come l’ostacolo più forte che si oppone alla buona riuscita della terapia. Per resistenza intende qualunque forma di opposizione utilizzata dall’analizzando per impedire l’accesso ai propri contenuti inconsci. La resistenza ostacola l’insight (cioè la comprensione del significato di pensieri, emozioni, sintomi e comportamenti), il cambiamento e la guarigione. (es: coazione a ripetere, reazione terapeutica negativa)

 

 

 

W. Reich (Analisi del carattere, 1933) fu tra i primi contemporanei di Freud ad approfondire il concetto di resistenza. L’intuizione importante a cui arrivò è che le resistenze dei pazienti risiedono nell’atteggiamento corporeo. Perché arriva a fare questa conclusione?

Egli introduce una metodologia di lavoro che va al di là della narrazione degli aspetti verbali del paziente e comincia ad occuparsi dell’osservazione del corpo.

Quando ad esempio si rende conto che il paziente di fronte a lui inibisce inconsciamente il respiro, deicide di occuparsene portando il paziente a farci caso: prova a farlo sdraiare e lo invita guidandolo attraverso alcune indicazioni a lavorare sull’approfondimento del respiro.

Appena il respiro si fa più profondo, nota che dopo poco il paziente porta un ricordo d’infanzia e ad esso si accompagnano emozioni e sensazioni corporee. Reich nota che è avvenuto un processo che è passato attraverso lo scioglimento della resistenza, ovvero del respiro bloccato.

 Da questa osservazione Reich intuisce che il paziente bloccava automaticamente e inconsciamente il respiro per non accedere a quel ricordo e quindi a quei sentimenti. Quell’atteggiamento aveva una sua funzione. Le resistenze mettono a tacere impulsi interni ed esterni considerati pericolosi per garantirsi il proprio equilibrio nevrotico.

Reich si era reso conto che quel respiro bloccato non era l’unico aspetto che costituiva una resistenza ma che insieme ad altri modi di muoversi nel mondo (a testa alta o bassa, di fretta o lentamente, in punta di piedi o con decisione etc) e ad altri aspetti fisici del corpo (gambe muscolose o meno, collo in avanti o incassato, spalle piccole o grosse) davano vita alla cosiddetta armatura caratteriale, che non è altro che la sede delle difese e delle resistenze appunto.

 In terapia Reich comincia a dare la precedenza al lavoro sul corpo per poi dare spazio ai contenuti psichici e all’analisi del transfert.

 Che cos’è il carattere? Reich ne parla nella sua opera principale e dice che si forma nei primi sei anni di vita e fa riferimento ad una risposta (su più livelli) che il bambino costruisce come difesa di fronte alle deprivazioni o alle difficoltà che incontra. Una madre che non lo considera quando piange oppure un ambiente ostile e rifiutante o dei genitori ansiosi quando si allontana per esplorare il mondo e cosi via.

Questa struttura difensiva che Reich chiama armatura è fatta di aspetti fisici muscolari ed energetici ma anche mentali e psichici ha una doppia funzione: da una parte gli consente di crescere e di superare le difficoltà e le esperienze dolorose, ma dall’altra blocca perché è un’armatura che crea delle tensioni muscolari croniche che impediscono il libero fluire dell’energia, l’espressività, della vitalità e della spontaneità. Le tensioni vengono descritte da Reich come degli anelli. 

Lowen parlerà invece di caratteri o di tipologie caratteriali: ci sono delle fasi/stadi a cui corrispondono fasce di età di sviluppo e in maniera simile a Freud a cui corrispondono, in caso di esperienze di deprivazione o sofferenza, dei blocchi (fissazioni) che per Lowen sono oltre che psichici, corporei.

Ad ogni tipologia caratteriale corrisponde a grandi linee una struttura fisica.

E qui introduce la grande novità della terapia corporea. Ovvero un’ideologia e una metodologia che escono dalla dimensione esclusiva verbale e cognitiva per includere il corpo nella psicoterapia che diventa la via di accesso all’inconscio proprio perché ha una sua memoria e quindi una memoria legata al trauma.

Ad oggi sono numerosi gli studi e i filoni di studio che lavorano sull’impatto del trauma sul corpo sia per quanto riguarda il trauma da sviluppo (legato alle relazioni con i caregivers) sia al trauma da shock, da evento specifico (per dirla con il DSM disturbo post traumatico) e che quindi vanno verso una direzione di cura integrata che include il corpo. Mi riferisco alla bioenergetica, ma anche alla terapia sensomotoria Pat Odgen, Berceli, Petere Levine si basano sul principio di autoguarigione del corpo etc.

 Il corpo è una via molto veloce di accesso all’inconscio, ecco perché va usato con cautela e nel rispetto dei tempi del paziente. Accelerare i tempi spesso può voler dire provocare un rafforzamento delle difese.

Con Reich e la terapia corporea la relazione analitica cambia forma definitivamente: scompare la distanza e il terapeuta entra in una relazione diretta con il paziente che include anche il contatto corporeo. Nella terapia bioenergetica la parte verbale, in cui si sviluppa e si costruisce la relazione, si alterna al lavoro corporeo fatto di esercizi specifici che mirano a prendere coscienza delle tensioni muscolari croniche e a sciogliere. È interessante vedere come attraverso il lavoro corporeo gradualmente il paziente scioglie i blocchi e le tensioni muscolari e ricontatta quelle parti vitali e spontanee a cui ha dovuto rinunciare. Il lavoro bioenergetico rimanda ad un processo che consiste nell’aiutare la persona a incontrare ed esplorare e conoscere le proprie difese. Ciò significa: 

  • Diventare consapevoli della difesa e percepirla nel corpo sotto forma di tensione muscolare o blocco (es. nodo alla gola)
  • In un secondo tempo il lavoro corporeo aiuta il paziente a sciogliere le tensioni
  • Facilmente quando una tensione si allenta emerge un’emozione intrappolata (pianto).
  • Fase integrazione: l’emozione acquista senso per esempio associandosi alla propria storia ovvero ad un ricordo o un’immagine rimossi di cui il paziente può ora diventare consapevole. Il paziente integra l’esperienza corporea con quella cognitiva perché ora può comprende la funzione di quella difesa in relazione alla sua storia. (ho serrato la gola di fronte a quell’episodio doloroso perché non mi era permesso piangere). 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

© Cristina Radif | P. IVA 02074720992

Privacy Policy