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Non scrivo da tempo.

Precisamente, quasi un mese. Ti dicono di essere sempre “sul pezzo”, ti dicono che se non scrivi poi la “gente” non ti legge più. Ti dicono, piuttosto che niente, di inoltrare post di altri. Ti dicono, ti dicono, ti dicono.

Tu le ascolti tutte. Una parte di te dà ragione a quei “ti dicono”, probabilmente hanno ragione.

Ne sopraggiunge un’altra, dall’aspetto di un’onda, dalla voce decisamente più massiccia, spinge affinché tu ti possa fermare. Spinge perché tu ti copra le orecchie, spinge perché tu smetta di ascoltare i consigli degli altri. “Solo io posso sapere cosa è bene per me”, dice questa voce. “E solo io conosco la strada per essere me stessa”. Questo vale per tutti, o almeno credo.

Allora, a chi elargisce consigli, rispondi che non ti interessa postare, postare e postare solo per esserci, solo per essere il centesimo bombardamento della giornata-tipo delle persone.

Amo scrivere, dire delle cose, riflettere su questioni. Amo la cura, la qualità.

Ma a volte dentro di me non ci sono cose, questioni, né idee.

Scrivere è dire, ma non sempre trovi i modi. Scrivere è esprimersi, ma non sempre trovi i modi.

Allora l’ansia ti bussa alla porta insieme a tutta quella gente di cui sopra che ti dice cosa devi fare, insieme a questo mondo che va troppo veloce per i tuoi gusti. Tu apri la porta e te li trovi lì davanti, tutti insieme a braccetto, ti guardano. Tu provi a rispondere che stai solo cercando di rispettare questo silenzio, che in fondo così malvagio non è. E loro ti dicono che il mondo sta andando mentre tu stai lì impalato.

Allora provi a dire che con la forza di volontà si possono fare milioni di cose, ma non scrivere. O meglio, puoi sistemare ciò che hai creato o ideato. Ma non puoi creare. Con la forza di volontà non puoi dipingere, scrivere una poesia o comporre una canzone.

Lo scrittore, il cantante, il pittore o il poeta dovranno aspettare, pazientare. Dovranno placare la propria ansia. Dovranno prendersi cura della propria crisi. Non dovranno nominarla crisi. Dovranno avere fede. La costrizione genera ansia e l’ansia non genera arte.

Bisogna aspettare, respirare, prendersi cura, distogliere la mente, mollare, smettere di lottare.

Bisogna fare vuoto. Dal vuoto nascono le idee. Se non c’è spazio non le possiamo fare entrare.

Quando scrivo dal cuore, scrivo di getto, le parole su quel foglio scorrono leggere. È così facile. E il più delle volte non so perché. O meglio non lo so ancora. È un attimo, non lo posso fermare, non è un gesto impulsivo perché la mia mente è funzionante, di sicuro è un’istante, e se lo lascio andare, non torna più. E se mi sforzo di ripescarlo, lui è già svanito. Si chiama creatività, ed è imprevedibile. Le idee ti attraversano, ma se le lasci andare non le ritrovi.

“La cosa più importante da capire sull’eudemonia, cioè su quell’inebriante incontro tra l’essere umano e la divina ispirazione creativa, è che non potete aspettarvi che resti per sempre a vostra disposizione”. Andrà e verrà, e voi dovete lasciarla fare”.

E. Gilbert