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Greta Thunberg è sulla bocca di tutti. La manipolata dai potenti, la bambina che ricorda agli adulti le responsabilità che si dovrebbero assumere, il burattino, la ragazzina imbrogliata dal sistema, la

minore “abusata”, una pessima attrice. Ne sono uscite di ogni. 

Di fatto, venerdì scorso a Genova, in occasione del Fridays for Future, un’ondata di adolescenti ha sfilato sotto i miei occhi, con l’energia di cui solo un ragazzino sa disporre, per chiedere ai politici un immediato e concreto impegno per l’emergenza climatica in corso sul nostro pianeta. 

Sono decenni che gli adulti guardano ai propri figli con l’occhio della preoccupazione, perché li vedono vuoti, senza ideali né stimoli, privi di sogni e desideri. Sono decenni che psicoanalisti come Massimo Recalcati, e non solo, descrivono le nuove generazioni come sperdute, tanto quanto i loro genitori, ad annaspare in un mondo senza orizzonte. In un tempo in cui i figli, proprio come Telemaco nell’Odissea, attendono il ritorno di Ulisse (il padre) per domandargli di mostrare loro come su questa terra si possa vivere con slancio e vitalità. Un’invocazione, una domanda di eredità e una richiesta di testimonianza che rivolgono ai padri di oggi e che troppo spesso rimane senza risposta. 

E sono decenni che osserviamo, impotenti, orde di giovani sfiduciati e già disillusi, assorbiti da ore sui social e l’ultimo sparatutto della Play Station.

Ragazzi la cui unica forma di identificazione rimane quella dei pari, gli idoli di You Tube che diventano modelli di vita, perché loro sì, ce l’hanno fatta, sono diventati famosi grazie a performance di dubbio spessore.

Dunque, se una ragazzina riesce a mobilitare l’interesse del popolo adolescente (e non solo) facendo leva su un tema di così grande portata come l’emergenza climatica, non dovrebbe suscitare un piacevole stupore?

Allora perché tutto questo accanimento? 

Se Greta Thunberg sa smuovere più anime di quanto non lo sappiano fare Fedez e Young Signorino, non dovrebbe dare un po’ sollievo a chi si preoccupa dell’apatia adolescenziale e di modelli vuoti? E se la sua tenacia produrrà cambiamenti, non dovrebbe positivamente stupire?

Non ho una spiegazione per l’accanimento diffuso su questa ragazza, se non la sensazione che spesso le persone proiettino proprie emozioni o disagi sugli altri. E “l’altro”, famoso, è generalmente una facile preda di questo genere di fenomeno.

Ciclicamente chi diventa popolare per “giuste cause”, come ad esempio Roberto Saviano che porta avanti da decenni la lotta alla criminalità organizzata, dopo qualche tempo di approvazione di massa, diventa necessariamente vittima degli opposti istinti della collettività, odio, disprezzo ed aggressività. E quando la massa è sazia dell’idolo del momento, ha l’ansia di passare velocemente a quello successivo.