fbpx

Da una scena del film: “We want sex”, Inghilterra, 2010.

Marito e moglie litigano furiosamente. Ad un certo punto lui la ferma per dirle, guardandola dritta negli occhi, che sta facendo del suo meglio, che sì, gli piace bere, ma non si riempie di birra tutte le sere, non fa sesso con altre donne e in fondo non ha mai messo le mani addosso, né a lei, né ai bambini.

Lei si blocca, guarda il cielo inorridita: “Oh! Dio”, afferma. “Sei un santo allora, è questo che mi stai dicendo? Perché ci tratti alla pari? Tu non bevi molto, non scommetti, stai coi figli, non ci picchi, oh! Come sono fortunata.

Per l’amor del cielo Eddy, è come dovrebbe essere, cerca di rendertene conto. È  come dovrebbe essere, sono diritti, non privilegi, è così facile!”. Poi corre via.

2019. Fuori dalla scuola. Alcuni padri accompagnano i loro figli. Qualcuno conosce persino le loro abitudini alimentari.

“Mio papà lavora”, dicevano un tempo i bambini. Stare con il proprio padre era l’eccezione, non la regola. Il congedo di paternità, un’illusione.

Qualcosa non mi convince, nonostante i cambiamenti che sfilano sotto i nostri occhi. Troppe madri dicono, con il figlio in braccio e le occhiaie permanenti: “Mio marito è bravo, un pochino mi aiuta”. 

Un brivido di malessere, mescolato a compassione, mi si arrampica lungo la schiena: “In che senso? Vuoi dire che aiuta te, nella gestione di suo figlio? Della sua casa?“.

Si ritiene ancora ancora che la casa e i figli appartengano alle donne, una sorta di proprietà. È una vecchia storia, lo so. È quella vecchia storia, molto italiana, che oggi non si può più ascoltare, spopola sottilmente ancora in molte, troppe famiglie di questo Paese. 

Cosa si può fare?

Spesso è la rabbia ad impadronirsi delle donne di questo tempo. La rabbia muove, certo, ma in quale direzione? Fra le mura di casa genera soltanto conflitti senza sbocco.  

Finché una donna “settata” per aver il controllo su tutto, penserà che la casa e i figli sono propri, nulla si muoverà. Il modello si ripeterà. Concepirne e concedersene uno nuovo significa ascoltare i propri bisogni.  

Ciò significa: quando c’è un sovraccarico, i figli sono troppi o troppo impegnativi, occorre una nuova organizzazione familiare. Più equilibrata. 

E anche se: ”È come dovrebbe essere”, e tutto ciò che riguarda casa e figli dovrebbe riguardare entrambi, si deve sperare che il partner sia disposto a fare uno sforzo culturale in avanti.  

Perché, in fondo, i figli si fanno in due. Di qualunque famiglia si tratti.

Solo in due è “Come dovrebbe essere”.