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Ho corso la Mezza Maratona di Londra il 13 ottobre: una folla di colori, suoni, volti ed emozioni mi ha accompagnato per 21 chilometri sotto l’immancabile e tipica pioggerellina londinese, quella fitta, sottile e quasi impercettibile.

Quindicimila persone di ogni età, genere e razza, che si scaldano sulla linea di partenza. Conto alla rovescia, si parte. La Mezza Maratona di Londra è cominciata. C’è così tanta gente che anche se rallenti non sei mai solo. I tappeti di persone ai bordi delle strade ti ricordano che qualsiasi cosa tu faccia, quando sei in mezzo ad un gruppo, diventa più facile. La fatica la sento meno del solito, e non credo di essere l’unica ad averlo percepito.

La corsa, chi la ama e chi la odia

Sulla Mezza Maratona di Londra si potrebbero dire tante cose. La corsa divide il mondo: gli indifferenti, che ti sorridono, soltanto perché ti vogliono bene, quando racconti con entusiasmo come ti sentivi al diciottesimo chilometro. C’è chi la corsa la ama e chi della corsa ne è matto o totalmente schiavo. Il punto di partenza è aver sentito che lì dentro c’è qualche cosa che ti incuriosisce, che stai cercando, a volte non sai nemmeno dove ti porterà.

La Mezza Maratona di Londra: chi la corre per suo padre, chi per i cari scomparsi

I run for my dad”, la scritta che una ragazzina con le trecce rosse porta sulla maglietta. “We will meet again”, stampato sul retro della maglia di un uomo, che mi chiede di scattargli una foto. Ha perso la moglie e la figlia in un incidente, un anno fa. È lì da solo che corre. Centinaia di agglomerati di donne e uomini che corrono a sostegno della lotta contro ogni genere o forma di malattia. Maglie dello stesso colore e tifosi ai lati del percorso che cantano, suonano e ballano incitando i corridori.

Tutti corrono per qualcosa

Tutti corrono per qualcosa. Qualcuno corre in silenzio. Una donna arrivata stremata al traguardo, piange. Alcuni si tengono per mano. Prima e durante la Mezza Maratona di Londra mi guardo attorno e vedo tutte queste storie di vita, così diverse, così uguali, molte accomunate dal dolore, dalla perdita. Tanti corrono in onore di qualcuno. Queste stampe sulle maglie sono memoria.  Mi chiedo perché nessuno corra per festeggiare qualcosa. Ci saranno anche, non li vedo. Il dolore genera spinte più forti. La perdita diventa ragione di vita, si trasforma in energia. Quell’energia che vedi nel corpo di chi corre col sorriso per tagliare il traguardo.

“Sento che tutto il corpo cambia ed è come se dentro avessi un fuoco, come se volassi, sono un uccello, sono elettricità. Sì sono elettricità”

Billy Elliot