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Aspettare è frustrante. Il cibo che non arriva al ristorante, un figlio in grembo che si fa attendere, in coda in autostrada, un risultato tanto sperato sul lavoro, un amico in ritardo. 

Si aspetta, frustati, impotenti. Ci si spazientisce, chi più, chi meno.

I bambini vogliono tutto e lo vogliono subito. A volte anche i grandi. 

Io non sono capace ad aspettare, fremo, scalcio, sbuffo e strepito. Peggio dei bambini.

Guardo indietro agli insegnanti, i miei genitori, i maestri che nella vita mi hanno accompagnato. Non me l’ha insegnato nessuno. Poco male. Lo sto imparando da sola giorno per giorno, che l’attesa ha un valore. 

Che quando fatichi, non è detto che i risultati arrivino il giorno dopo.

Che quando desideri, non è detto che il desiderio si avveri.

Ci vuole del tempo. Oggi pochi testimoniano l’importanza del tempo.

Sii tu il primo testimone: insegna a tuo figlio ad aspettare. Insegnagli che la frustrazione è parte della vita. 

Non riempirlo di giochi né di cibo al primo grido.

Se impara ogni tanto a stare senza, impara a immaginare. 

Se impara ad aspettare, impara a desiderare. 

Non è importante avere sempre le mani impegnate, lo sguardo su uno schermo.

L’attesa frustra, ma smuove. 

Spazientisce, ma genera idee.

L’attesa è preziosa, anche se non va più di moda. 

Dovremmo insegnare ai nostri figli che tutto e subito non esiste. 

Che i soldi facili sono solo fantasia. 

Che tra un desiderio e la sua realizzazione ci deve essere un tempo.

E dovremmo dirgli che se mettono amore e impegno in quello che fanno i risultati non tarderanno ad arrivare. 

Dovremmo dirgli di non mollare al primo ostacolo perché quello sarà il primo di innumerevoli altri.

Possiamo stargli solo accanto, per sostenerli e infondergli fiducia.

Per dirgli che la fatica, anche se non va più di moda, li porterà lontano, proprio dove vorranno arrivare.

“Le cose lente sono le più belle. Bisogna sapere aspettare.”