fbpx

“Mamma, io ho due mamme?”. 

“No, hai una mamma e un papà”. 

“Quindi chi ha due mamme non ha il papà?”. 

“Sì, esatto”. 

“Allora chi ha due papà non ha la mamma?”. 

“Esatto”. 

“Quindi io sono una di quelle bambine che ha una mamma e un papà?”. 

“Sì”. 

“Ah ok, mi compri un gelato?”. 

Tre anni e mezzo, in autobus, gridando. 

Sono tutti girati e un parte di me non vede l’ora di scendere. Non perché non sia fiera dei contenuti del suo pensiero, anzi avrei voluto lo ripetesse con voce ancora più alta, magari nelle orecchie dei più contrariati. 

Non godo però della sua innocenza e sono conscia che una buona porzione del mondo oggi non possa ancora digerire questa nuova direzione. Ho visto facce e stomaci contorcersi. Di chi ancora pensa che “certa gente” i figli non dovrebbe farli né tantomeno educarli. E ciò accade, nonostante 30 anni di ricerche scientifiche abbiamo fornito un numero esaustivo di prove che dimostrano come “La salute psicologica, il successo scolastico, la qualità delle relazioni, lo sviluppo intellettivo, sociale e psicosessuale dei bambini e degli adolescenti, cresciuti da genitori omosessuali siano del tutto analoghi a quelli dei figli cresciuti da genitori eterosessuali. (…) Nonostante tutto, persistono nella nostra società molte perplessità e vere e proprie ostilità a riguardo. 

(…) Questo fa dire che il tema è conosciuto più ideologicamente che scientificamente. Le famiglie omogenitoriali esistono, la loro invisibilità istituzionale e il loro mancato riconoscimento giuridico, non vuol dire inesistenza”[1]

L’ipotesi che i bambini abbiano bisogno di una madre e un padre non è supportata dalla ricerca degli ultimi 40 anni. E la scienza non ha mai dimostrato che la coppia eterosessuale sia garante della salute psichica dei figli. La clinica ne è un evidenza. 

Per la letteratura scientifica madri e padri sono importanti non in quanto maschi e femmine ma in quanto genitori.  Il bambino affinché sviluppi un senso di sicurezza interna ha bisogno dei cosiddetti caregivers, ovvero di coloro che assolvono le funzioni di cura e protezione da una parte e quelle educative e normative dall’altra; queste possono peraltro essere svolte contemporaneamente o in maniera alternata da entrambi i genitori. Sono chiamati caregivers perché non è importante che siano genitori biologici. 

Insomma, Sarebbe cosi semplice. Ho spiegato a mia figlia come funziona. Ha capito, lo ha preso come un dato oggettivo e in autobus forse stava ripassando ad alta voce, come si fa coi compiti. E’ così semplice.

Sono contenta di far parte di chi racconta ai propri figli, già da così piccoli, che la realtà che vivono non è l’unica possibilità. 

Solo i genitori possono gettare le basi perché i figli diventino degli adulti rispettosi.  

I figli imitano, usano le nostre parole, e guardano il mondo con i nostri occhi. Il nostro sguardo è fondamentale.

Se desideriamo che i nostri figli diventino adulti rispettosi mostriamogli che siamo in grado di vedere gli altri come persone, come esseri umani. Al di là dell’orientamento sessuale, del colore della pelle o dell’etnia. 

E’ così semplice. Ma sembrerebbe di no.


[1] Infanzia e Adolescenza, vol. 12, n. 2, 2013, Introduzione di Anna Maria Speranza, Dipartimento di Psicologia dinamica e clinica Università la Sapienza Roma.