fbpx

La coppia è un incontro di storie. Due persone si conoscono, si innamorano e le reciproche vite passate cominciano a circolare per la casa che hanno costruito insieme con cura.

Il mobile antico ereditato, alcuni vecchi libri di scuola e gli album delle foto di quando si era piccoli si incontrano per dare vita ad un nuovo inizio.  

Da un punto di vista non materiale, invece, fanno ingresso nella nuova casa memorie di vite più o meno serene, leggere e spensierate, o traumatiche e dolorose; il ricordo di genitori sani, presenti, amorevoli oppure freddi, assenti, indifferenti o con nessuna di queste caratteristiche. 

Ci sono appartamenti in cui le storie di ciascuno vagano silenti fra le pareti ed altri in cui alle persone piace raccontarsi: “Quando ero piccolo mio padre… etc.”.  

Una storia può quindi tacere in un silenzio che assorda o addirittura espandersi fino ad ingombrare. 

Che sia taciuta o narrata di continuo, essa vive costantemente nella quotidianità della coppia influenzandone incessantemente l’andamento, quando si litiga, si va in vacanza, dietro ai fornelli, in macchina o per la strada. Quando si tratta di prendere decisioni, di educare i figli o nella scelta di un prodotto al supermercato. Si intrufola dappertutto. 

Quanto più un individuo conoscerà se stesso e la propria storia, tanto più saprà individuare con chiarezza nella coppia gli elementi che appartengono al proprio bagaglio di vita. E questo può essere utile perché essa funzioni. 

“Non mi rispondi mai al telefono!”, diceva sempre Laura al fidanzato. “Ma non è vero, ti ho risposto!”, ribadiva Lorenzo porgendole il telefono in mano.

Laura si sentiva sempre arrabbiata perché poco considerata e lo accusava di continuo di disamore.

Con il tempo scoprì che quella sensazione di rifiuto la sperimentava in ogni sua relazione d’amore e di amicizia. 

Ogni tanto Lorenzo era stanco e si chiudeva nella sua stanza e Laura si sentiva abbandonata. 

La sensazione di rifiuto di quella donna derivava da una storia di deprivazione d’amore da parte della madre e del padre che la induceva, nella vita adulta, oltre che a sentirsi sempre rifiutata, anche a pretendere vicinanza di continuo, da Lorenzo e dalle amicizie. 

“Io non ho avuto quindi pretendo!”, era il suo motto inconscio. E non era mai abbastanza.

Il suo “ti amo” in realtà era sempre sinonimo di: “Ho bisogno di te” oppure “Dammi!”. E la sua storia ingombrava così tanto da non permetterle di vedere la stanchezza del fidanzato.

Quindi, oltre ai vecchi libri di scuola, Laura portava inconsapevolmente dentro casa un pezzetto di vita personale, di abbandoni e rifiuti che poco avevano a che vedere con Lorenzo.

Col tempo ne diventò consapevole, si prese cura del proprio spaccato di esistenza doloroso, diminuirono accuse e rimostranze e lei stessa uscì dall’esclusività dei propri bisogni per poter vedere anche quelli degli altri. Stava inoltre imparando a rispettare i “no” di Lorenzo. 

In altre parole, Laura stava iniziando a fare un po’ di ordine. 

Fare ordine nella coppia può voler dire affermare simbolicamente: “Questo è mio e me ne prendo cura io”.

E significa che tra insulti e incomprensioni ognuno prende coscienza di sé assumendosi la responsabilità della propria storia e delle proprie ferite che spesso non hanno niente a che fare con l’altro, né con gli amici, ma che facilmente si risvegliano da un passato così lontano da lasciarci sbalorditi.