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Che cosa significa?

“Dov’ero finito?”, disse Marco alla fine di una seduta.

Lo invitai a spiegarsi meglio. 

“Non so più dov’ero finito!”, ripeté con decisione.

“A volte mi perdo. Le mie giornate scorrono veloci, lente, non importa.

Il problema non è la velocità, è come se non fossi connesso con me stesso, con i miei bisogni, con ciò che sento. 

“Come ti senti?”, mi chiedono. “Non lo so!”, rispondo io.

Il corpo procede in automatico. Uno stato carente di emozioni. Giornate che scorrono, attività che svolgo, problemi che risolvo. Non sono stanco, nemmeno arrabbiato, né triste, ma neanche felice. 

Sono sconnesso. Non sento. Sono nei pensieri. 

Poi entro qui, in questa piccola stanza, parlo di me, porto attenzione a me, respiro, lascio fuori ciò che non serve, tengo distanti aspettative, richieste, problemi, bisogni degli altri. E mi connetto. Ma dov’ero finito?, mi chiedo. Sento come… di essere tornato, come se fossi stato via per un po’.

Allora ritorno a sentirmi vivo”. 

Non importa perché vai via da te, ne hai il diritto. Qualcosa ti ha turbato o disturbato. Ma non necessariamente. Vai via per non convivere con emozioni intollerabili, ecco perché vai via, ma non necessariamente. 

L’importante è sapere tornare. 

Sapere tornare a sé significa conoscere la strada. 

Allora chiediti di cosa è fatta la tua.

Chi si ritrova partendo, chi leggendo, chi correndo, chi nuotando, chi cucinando, chi ascoltando musica, chi cantando, chi creando. 

C’è chi non sa ancora come ritrovarsi e sta cercando di conoscersi meglio. 

Chi ha bisogno della terapia, perché soltanto lì dentro trova se stesso. 

Non importa quale strada imbocchi, importa che sia quella giusta per te.

Quando sei perso, ma conosci la strada per tornare a te, ti sei già ritrovato.

E a quel punto non serve altro che custodire gelosamente quello spazio intimo e prezioso che tu stesso hai costruito.