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Certe relazioni finiscono ed è inevitabile.

Ho ascoltato alcune storie di uomini o donne usciti da separazioni, non necessariamente da matrimoni o amori finiti, ma più in generale da rapporti che ormai avevano fatto il loro tempo.

Ho notato che, una volta conclusa la relazione, le persone si guardano indietro e riflettono con più lucidità sulle dinamiche di quei legami. Osservano se stessi “con il senno di poi”: tutto gli appare più limpido, chiaro e di facile comprensione, cosa che non accadeva quando si trovavano nel pieno della relazione. 

“Sono stata con lui perché in fondo desideravo salvarlo”, dice chi ha trascorso anni con un fidanzato che soffriva di depressione, oppure, “mi sentivo spesso in colpa a dirle di no”, dice una donna riferendosi all’amica, o ancora, “mi stava sempre addosso”, dice il marito a proposito della ex moglie. E via di seguito. 

Tutto ad un tratto, guardandosi indietro, individuano ciò che realmente stava accadendo nella relazione, e ne comprendono i significati. 

E allora la moglie che nutriva nei confronti del marito l’intento inconscio di salvarlo, si ricorda di aver avuto la stessa funzione di sostegno, in un tempo molto lontano, con la madre, anch’essa portatrice di gravi disturbi psichici. E la donna che non riusciva a dire di no all’amica, scopre che la madre la faceva spesso sentire in colpa ogni volta che provava a rendersi indipendente con frasi come: “quindi mi lasci da sola?”, proprio come l’amica oggi.

Stessa dinamica vale per il marito con la moglie sempre addosso, al quale d’improvviso riaffiorano ricordi di una madre invadente e allo stesso modo appiccicosa. E così via, in ogni relazione attuale una ripetizione di scenari già sperimentati nel passato.

Ogni tanto gli esseri umani si invischiano in relazioni di una complessità tale da sembrare inspiegabile. Tuttavia, ad osservare una persona da vicino e a conoscerne la storia, si comprendono più facilmente le ragioni di quei legami bizzarri, che in fondo a ben vedere poi così strani non sono. Quindi, come negli esempi sopra, la moglie con il marito, la donna con l’amica e l’uomo con la moglie, sono incappati nella ripetizione di uno scenario familiare già visto e vissuto. E ciò accade perché le persone incontrate portano con sé il profumo della famiglia, di un padre, una madre, ma anche un fratello o una sorella. Oppure soltanto qualche loro aspetto, che li aggancia e con cui convogliano malsanamente a nozze. 

La dinamica si ripete in continuazione. Tuttavia la consapevolezza, qualora sia presente, consente di non farlo all’infinito.  

Quando quella parte di sé, la facilità a sentirsi in colpa per esempio – come per la donna che non riesce a dire no all’amica – diviene familiare nel soggetto ed egli ne conosce la provenienza, le carte in tavola cominciano a cambiare e le relazioni a trasformarsi, non magicamente, ma come frutto di un atto di presa di coscienza.

E allora la signora che voleva salvare il marito si risposa con un uomo che sa stare sulle proprie gambe e che quindi non deve accudire; l’altra donna facilmente starà alla larga dalle amiche che pretendono oppure darà meno peso alle eventuali recriminazioni; e ancora, l’uomo invaso dalla moglie, imparerà a difendere i suoi spazi o incontrerà direttamente chi saprà rispettarli. 

Queste nuove scelte e direzioni sono il frutto della guarigione. 

Avere la consapevolezza delle dinamiche che attraversano le relazioni può voler dire comprendere a fondo i significati dei comportamenti e ciò evita di perpetuare all’infinito gli stessi scenari malsani vissuti all’interno della famiglia d’origine.