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L’ultimo film di Quentin Tarantino è una pellicola controversa, che ha diviso pubblico e critica forse più di ogni suo altro prodotto: un dramma sul narcisismo che caratterizza due tra i protagonisti, Sharon Tate e Rick Dalton (rispettivamente Margot Robbie e Leonardo Di Caprio), e non solo.

Nell’arco del film Tarantino pone spesso l’accento su che implicazioni abbia il narcisismo sui personaggi e uno dei momenti in cui questa situazione si palesa maggiormente vede protagonista Sharon Tate. L’attrice entra al cinema per vedere un film in cui lei stessa interpreta una parte. La scena prosegue e ancora ti chiedi quale sia il senso di ciò che stai vedendo. 

In biglietteria non la riconoscono e le comunicano il prezzo intero del biglietto. “Sono Sharon Tate, vede laggiù?”, dice indicando la sua immagine sulla locandina del film. Allora la signorina le chiede di mettersi in posa, ma vicino alla locandina, come a dire che altrimenti, da sola nella foto, nessuno l’avrebbe riconosciuta. 

Entra in sala per vedere il suo film. È in attesa, una sorta di suspense sul suo volto. Finalmente il suo personaggio compare in scena sullo schermo, la sala ride. Lei, seduta tra il pubblico, si illumina, sorride, il viso si riempie di beatitudine. Sembra una bambina. Si guarda nuovamente intorno, sempre più goduta, nutrita. Sì, perché l’approvazione del pubblico è la sua linfa vitale. Lo stupore di un’attrice che vuole osservare l’effetto che può avere sugli altri: lei può far ridere e divertire. Soltanto questo conta

Tarantino spinge l’impietosa altalena del narcisismo

L’altalena del narcisismo raccontata da Tarantino raggiunge un altro momento clou quando ha a che fare con il personaggio interpretato da Leonardo Di Caprio, Rick Dalton.

Lui, Rick Dalton, vive lo stesso destino di lei, Sharon Tate. Un’altalena in continua oscillazione tra “valgo” e “non valgo”. Se il narcisismo di Sharon Tate è accompagnato dai sorrisi, questa volta, con Rick Dalton, pende più facilmente dal lato del fallimento. A tal punto che, nel raccontare a una bambina la storia di un personaggio di un libro western il cui triste destino è tanto simile al suo declino, si commuove. L’altro lato della medaglia del narcisismo: sentirsi inutili.

Rick Dalton si identifica così intensamente nel personaggio di cui legge, che quella donna bambina si inginocchierà per parlargli alla sua altezza, proprio come gli adulti fanno coi bambini, per consolarlo e rassicurarlo. La fragilità con cui Tarantino caratterizza Rick Dalton si manifesta nuovamente poco dopo, in un contesto simile, quando l’attore si commuoverà ancora, per aver ricevuto le lusinghe dalla medesima bambina in merito a una scena recitata alla perfezione. 

Delle lusinghe non smetterà mai di aver bisogno.

Assuefatti dal giudizio: un destino comune

Due attori, due esistenze avulse dal dramma del narcisismo, dell’approvazione dell’Altro. Un dramma, perché dietro si cela un bambino che aspetta ancora di essere visto, amato e apprezzato. Una fatica perché agli slanci di vitalità e creatività non fanno che alternarsi drammatici buchi  depressivi.

Un dramma perché quell’adulto si attribuisce un valore attraverso l’applauso dell’altro, in questo caso l’altro-pubblico. Ma quando il pubblico è silente, il silenzio lo avvolge ed egli diventa incapace di riconoscersi alcun valore. Si dimentica ogni risultato raggiunto fino a quel momento e nella peggiore delle ipotesi disconosce e distrugge qualunque impresa o fatica che porti il proprio nome, perché la sensazione di non avere talento può spazzare via qualunque cosa con la potenza di un tornado

Ecco perché il dramma del narcisismo.

Le scene citate rappresentano solo un piccolo spaccato di Once Upon a Time in Hollywood, ma in Tarantino come sempre c’è molto altro, e al cinema non si può cambiare canale.