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Era nella mente. La osservavo e lei rimaneva nei pensieri. Il viso corrucciato. Rimuginava intorno a qualcosa di urgente, dal peso specifico di un macigno. 

Era seria, silenziosa. L’aria intensa nella stanza. Respirava il minimo indispensabile per sopravvivere. 

Era solo nella mente. 

Non c’era qualcosa che la preoccupasse davvero, lei viveva così, nel pensiero.

Era una studiosa, era curiosa. Ma quello era il suo rifugio. 

Un giorno, quando la sua vita d’improvviso cambió rotta e il carico di dolore divenne insostenibile, non le rimase che ritirarsi là dentro, in quel luogo ingarbugliato ma sicuro. 

Non scelse, si difese così, escludendo da sé per sempre ogni emozione.

Un giorno si accorse che non sentiva più nemmeno la gioia, l’allegria, la spensieratezza, la vitalità. Erano andate a vivere in un altro paese, lontano, assieme al dolore sotterrato. Non era vita, quella. 

Ma non aveva potuto fare altrimenti. Fu un modo di proteggersi, poteva osservarlo nei minimi dettagli.Oggi però il suo mondo emotivo iniziava ad incuriosirla. Benché estraneo e inesplorato